di Maura Benedetti
C’è una distanza sottile, ma profonda, tra il semplice abitare e il BuonAbitare. Abitare è un fatto: tutti noi viviamo in uno spazio fisico che accoglie le nostre relazioni, i nostri momenti di solitudine, di creatività, di riposo, uno spazio dove apriamo e chiudiamo una porta. Quella del BuonAbitare è una proposta che vuole valorizzare il bisogno, ma anche il desiderio di costruire nello spazio tra le Case un tessuto relazionale solidale e per questo salutare. BuonAbitare diventa una scelta consapevole di trasformare un semplice spazio condiviso — un condominio, un isolato, un borgo, un quartiere — in un luogo in cui le persone si riconoscono, si ascoltano, si aiutano.
Chi si ritrova nel BuonAbitare vuole dare una risposta concreta a un’emergenza silenziosa diffusa nei nostri contesti di vita: la solitudine. Sempre più persone vivono fianco a fianco senza sapere il nome del vicino. Anziani che non vedono nessuno per giorni. Famiglie che faticano a chiedere aiuto anche quando ne avrebbero bisogno. O persone che vorrebbero condividere tempo, interessi e risorse personali e darsi da fare per rendere più vivibile e accogliente il proprio Vicinato. Sappiamo bene come la prossimità fisica non produce automaticamente comunità. La comunità si costruisce, e per costruirla è necessario mettersi insieme e organizzarsi potendo contare su degli strumenti e su un accompagnamento.
È qui che nasce l’idea dei Circoli del BuonAbitare: gruppi organizzati di abitanti — persone o associazioni già presenti nel vicinato — che decidono di mettersi in gioco per prendersi cura del loro contesto e promuovere la solidarietà tra vicini. Non circoli di buone intenzioni, ma strutture operative che seguono un percorso preciso: dalla promozione e sensibilizzazione, alla formazione, fino alla co-progettazione delle prime azioni concrete. Un gruppo che sottoscrive una Carta dei valori, elegge un referente, impara a condurre una riunione, a comunicare, a decidere insieme.
La solidarietà di vicinato non può essere episodica. Richiede continuità per diventare cultura, stile condiviso di convivenza e non eccezione, ha bisogno di essere organizzata e accompagnata. Il Circolo del BuonAbitare è esattamente questo: la forma organizzativa minima che trasforma il buon proposito in pratica stabile, il gesto isolato in sistema di cura reciproca.
La posta in gioco è alta. Costruire vicinati solidali significa ridisegnare, mattone dopo mattone, il tessuto connettivo delle nostre città. Significa scommettere che la qualità della vita non si misura solo in servizi pubblici e infrastrutture, ma in relazioni: nella capacità di un condominio, un isolato, un quartiere, un borgo di diventare comunità e tornare a essere un luogo in cui ci si riconosce. Dall’abitare al BuonAbitare. Non è un salto nel vuoto. È un percorso che qualcuno ha già cominciato a tracciare e che aspetta solo più persone disposte a camminarlo.
L’associazione supporta e accompagna chi vuole avviare questo percorso, perché la sostenibilità di queste esperienze dipende anche dal non sentirsi soli nell’impresa.
Maura Benedetti

